La procedura d’intervento di protesi dell’anca

La procedura d’intervento di protesi dell’anca, per alleviare il dolore fino alla completa guarigione.

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Se l’anca è danneggiata dall’artrosi, da una frattura o da altre condizioni, attività quotidiane come camminare, guidare e fare le scale, diventano dolorose e complicate.

A causa della rigidità, può risultare difficile anche vestirsi, indossare le scarpe, fare l’amore. 

Fino ad arrivare a sentire disagio e dolore anche durante il riposo e la notte. 

Se con i farmaci, i cambiamenti delle attività quotidiane e l’uso di supporti, come bastoni o stampelle, non riesci a alleviare adeguatamente questi sintomi, inizia valutare, assieme allo specialista ortopedico, l’idea di un intervento chirurgico di protesi dell’anca

È molto importante, durante questo processo, individuare tutti gli elementi di rischio e i potenziali benefici dell’intervento che, tenendo conto della gravità della malattia, dell’età e delle caratteristiche psico-fisiche del paziente, sono il dato su cui fondare la decisione.

L’operazione ti consente di alleviare il dolore fino a farlo scomparire del tutto, migliorare il movimento e farti tornare alle normali attività quotidiane. 

E’ una procedura sicura ed efficace, di grande successo della chirurgia, che ti permette di recuperare la qualità della tua vita.

Grazie alle protesi di ultima generazione e di dimensioni ridotte, realizzate con materiali biocompatibili ed evoluti, è possibile intervenire con la chirurgia mini invasiva, andando a velocizzare i tempi di recupero.

Com’è composta la protesi d’anca?

La protesi non è unica per tutti, ma è personalizzata: la scelta dipende innanzitutto dalle caratteristiche, dalle esigenze e dal sesso del paziente. 

Ad esempio, una signora di 75 anni e un peso di 50 kg, avrà esigenze diverse da un uomo di 40 anni che pesa 95 kg.

La qualità’ dell’osso influisce sulla scelta dell’impianto, nell’uomo giovane con osso duro possono essere usate protesi piccole che si ancorano a pressfit (ad incastro), mentre nei casi di osteoporosi grave, e’ più’ corretto utilizzare del cemento per fissare l’impianto.

Tutti noi abbiamo geometrie articolari diverse che devono essere studiate e comprese in maniera da scegliere il modello protesi che meglio si presta e ricostruirle.

La protesi d’anca è composta da 3 elementi:

  • Testina in ceramica posta su uno stelo metallico che va a sostituire la testa del femore danneggiata. Gli steli sono normalmente in lega di titanio o cromo cobalto, materiali attualmente considerati tra i più forti e biocompatibili sul mercato; 
  • Cotile (o coppa metallica o acetabolare) che rimpiazza la cartilagine usurata su bacino, composto in genere, da una lega di titanio; 
  • Inserto acetabolare in polietilene (o talvolta in ceramica).

Questo tipo di protesi è realizzata con l’utilizzo di materiali evoluti, resistenti e biocompatibili: titanio, ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio.

La sua durata dipende dai materiali utilizzati, dalla precisione con cui viene progettata e personalizzata, dall’abilità con cui il chirurgo la posiziona durante l’intervento.

L’intervento di protesi d’anca

L’intervento di protesi dell’anca è pianificato attraverso un strategia, con l’esecuzione di una radiografia che permette al chirurgo di stabilire la protesi adatta al paziente.

Un vero planning preoperatorio, che normalmente è eseguito al computer con appositi programmi di pianificazione.

Prima del ricovero e’ eseguita la preospedalizzazione per valutare lo stato di salute generale.

L’anestesista valuta la miglior anestesia per ogni singolo caso: solitamente viene utilizzata quella spinale, tramite la quale saranno addormentate le gambe per qualche ora.

Il ricovero presso il reparto di chirurgia protesica avviene solitamente il giorno stesso dell’intervento, talvolta il giorno prima. 

.Oltre all’incisione cutanea di dimensioni ridotte, le tecniche mini-invasive sono caratterizzate dal rispetto dei tessuti sottocutanei come tendini e muscoli che sono risparmiati (non tagliati) durante l’intervento.

Tradizionalmente la chirurgia dell’anca richiede un’incisione di 20-30 centimetri e un periodo di tempo per la guarigione che va da 3 a 4 mesi.

Le nuove tecniche minimamente invasive invece, permettono di impiantare con successo le protesi d’anca attraverso un’incisione di dimensioni minori, circa 10 cm, chiusa con la colla, con un risparmio di osso, soprattutto sul femore.

Quindi la protesi d’anca mini-invasiva significa per il paziente godere di recupero rapido, minor sanguinamento, nessun catetere vescicale, minor dolore e bassissimo rischio di trasfusione. 

Nella protesi dell’anca l’osso e la cartilagine irrimediabilmente danneggiati vengono rimossi e sostituiti mediante l’impianto di componenti protesiche fissate saldamente all’osso. 

L’obiettivo è creare una nuova articolazione stabile.

La durata dell’intervento chirurgico di solito varia tra i 45 e i 60 minuti. 

Come può essere schematizzato l’intervento?

L’intervento può’ essere così schematizzato:

  • Anestesia;
  • Posizionamento del paziente sul tavolo operatorio sul fianco;
  • Disinfezione dell’arto;
  • Incisione cutanea;
  • Rimozione dell’osso e della cartilagine usurati;
  • Posizionamento delle componenti protesiche;
  • Chiusura della cute con colla.

La testa del femora, in particolare, e’ asportata e sostituita con la protesi femorale che ha uno stelo che entra nel femore.

Una testina di ceramica viene posta sul collo dello stelo per sostituire la testa del femore danneggiata e precedentemente rimossa.

Una coppa di metallo, posizionata anch’essa a “press fit”, sostituisce la superficie della cartilagine danneggiata.

E’poi inserito un inserto in plastica (polietilene), o in ceramica, tra la nuova testina e il cotile per creare un’adeguata superficie di scorrimento. 

Alla fine si esegue la radiografia post-operatoria per confermare la riuscita dell’intervento.

E dopo l’intervento? 

Con il metodo del Rapid Recovery (recupero rapido), puoi alzarti già dopo 5 /6 ore dall’intervento, senza catetere vescicale, né punti sulla ferita e con minor sanguinamento e dolore: il tutto per un recupero più breve.

Solitamente fai ritorno a casa tra il terzo e il quinto giorno giorno post-operazione, dove continuerai a seguire le indicazioni del fisioterapista.

La gestione del dolore post-operatorio, tollerabile, è ottimale perché gestita dall’anestesista, dal chirurgo e, successivamente, dal fisiatra. 

L’obiettivo del Rapid Recovery è riportare il paziente alla vita di tutti i giorni riducendo il dolore nel minor tempo possibile. 

In questo modo, puoi tornare subito a camminare e fare le scale, recuperare più velocemente e più facilmente il movimento articolare, e ridurre sensibilmente il dolore.

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